venerdì 21 marzo 2008

Stefano - Maratona di Roma - La Gara

Partiti. Finalmente si comincia.
La prima preoccupazione è non cadere.
Non essere spinti dalla marea umana.
Comincio a correre abbastanza forte per liberarmi della massa e dopo il primo km già sto più tranquillo.
Ora devo solo cercare di correre sciolto. I luminari , Trabucchi e Speciani quelli del libro “Mente e Maratona” spiegano che più si è nervosi e più facilmente si bruciano nei muscoli solo zuccheri in circolazione nel sangue (glicogeno)senza attingere agli zuccheri presenti nelle riserve grasse del corpo umano. Questo significa arrivare prima al “muro”. Per esempio arrivarci al 32° km invece che al 35° km. La gestione iniziale quindi è molto importante, soprattutto a livello mentale. Insomma l’allenamento della maratona e tutto nello spostare più avanti possibile il Muro e insegnare all’organismo ad estrarre gli zuccheri , combustibile dei muscoli, non solo dal glicogeno, presente nel sangue in quantità limitata, ma dalle ns. abbondanti riserve grasse che ne contengono una quantità pressochè illimitata per il ns. fabbisogno.
Si chiama Muro perchè fisiologicamente il processo di estrazione degli zuccheri dai grassi è più lento. Quindi il ns. cervello manda dei segnali: senso di fatica, accumulo di acido lattico nei muscoli, che rallentano notevolmente l'azione della corsa.
Hanno dimostrato, invece, che un atteggiamento mentale rilassato associato ad un movimento sciolto e non contratto consente di iniziare a produrre zuccheri dai grassi da subito e creare un combustibile proveniente al 75% dal glicogeno e dal 25% dagli zuccheri sintetizzati dai grassi.
Questo significa che teoricamente il Muro non dovrebbe incontrarsi mai o almeno quando finisce il glicogeno l'organismo è pronto ad estrarre più facilmente, con più continuità zuccheri dai grassi. Questo è quello che ho capito io. Scritto forse male ed in modo impreciso. Se qualcuno leggerà questo Post e vuole apportare le sue esperienze è molto bene accetto.
Dopo il 2 km. Mi supera il gruppo che segue i pacemaker da 3:00 ore. Li lascio passare perché stanno tutti stretti e mi metto a un centinaio di metri dietro a loro senza mollarli.
La prima parte del percorso attraversa il quartiere Ostiense che io conosco poco ma le cose procedono bene si viaggia sui 4:20 a km di media fino al 6° km.
Prima di Ponte Marconi affianco per un po’ Richard Whitehead. Il ragazzo con le protesi in carbonio. E’ affiancato da due romani con la maglietta dell’organizzazione che corrono insieme a lui per proteggerlo.
E’ pazzesco. Le protesi gli partono da sopra il ginocchio (che non ha) e procede con uno strano passo praticamente allargando una per volta le gambe verso l’esterno.
Sta andando poco sopra i 4:30 a km. Incredibile se si pensa che almeno il più famoso Pistorius ha le protesi che partono da sotto il ginocchio, per cui, pur nella difficoltà di stare in piedi, il movimento delle gambe è più naturale.
Lo sorpasso salutandolo e applaudendolo mentre tutta la folla intorno gli fa un tifo incredibile.
La mancanza del riscaldamento iniziale mi fa sentire solo adesso sciolto e tranquillo comunque il passaggio prima al 5° km (21’49”) e al 10° (43’22”) sono assolutamente in linea con quello che mi ero programmato.
Riesco anche a bere un po’ ad entrambi i ristori.
2 - continua