Le possibilità – come i giorni – sono trecentosessantacinque più una, quella del 29 febbraio.
E dove cade la scelta della Vola Ciampino? Ma sul 30 marzo, naturalmente, il giorno indicato da quei quattro pasticcioni dell’Unione Europea per il varo dell’ora legale, evento che la città della maratona più pazza del mondo ha deciso di snobbare con regale indifferenza...
Ma siccome quando il gioco si fa duro, i duri (sic…) giocano, allora si parte: sveglia da marines, appuntamenti da amanti, percorsi che nemmeno il Tom-Tom, per arrivare con un’ora e mezzo di anticipo (UN’ORA E MEZZO DI ANTICIPO!!!), sulla linea di partenza.
La partenza ( a deciderlo è sempre quel burlone dell’ora legale?) è in curva. E dietro la curva s’affaccia una strada a imbuto con due file di auto parcheggiate: così i duemila pronti allo scatto dopo trenta metri si ritrovano scompostamente abbracciati mentre annoiate signore in vestaglia li guardano con sufficienza dalle finestre del condominio a sette piani che incombe. Duecento metri più avanti c’è il passaggio per i tempi: però manca il tappeto che li rileva, i tempi. E allora il vezzoso laccetto legato alla caviglia donato insieme all’accappatoio? (ACCAPPATOIO…?), a che serve? Niente. Serve a niente, naturalmente. Lo intuisci già dall’inizio, ma te ne rendi conto solo alla fine, quando ti consegnano il pacco-pranzo della “Vola Ciampino” (pure sul nome si avverte l’estrosa fantasia del tizio dell’ora legale…), senza chiederti indietro il laccetto con il chip. “E il laccetto, non lo volete?”, chiedo stupido e stupito. “Laccetto…? Quale laccetto?” è la risposta che ti lascia ancora più stupido e stupito. Ma la gara è la gara: per quattro chilometri fatichi tra auto che cercano un varco, automobilisti che cercano un pretesto, giovani e vecchi che cercano di attraversare la strada e poi riattraversarla e poi riattraversarla di nuovo schivando i maratoneti ansimanti. Al quinto chilometro ecco il rifornimento: è un’idea come un’altra. Sembra il banchetto della limonata con quella decina di bicchieri tristi sistemati sul tavolino da spiaggia.
A cinquecento metri dall’arrivo l’altoparlante gracchia come a una finale del Maracanà e per un momento pensi di essere un vero atleta a una vera maratona. Taglio la linea del traguardo a fianco di un maratoneta in età avanzata: alza le braccia al cielo ripagando me e gli altri presenti – se non altro – almeno del prezzo dell’iscrizione. Poi viene infilato – lui e tutti noi – in un corridoio da questura, tra due file di transenne dove t’aspetti che spunti il celerino pronto a centrarti col manganello. Sbuccio l’arancia e ciondolo verso il parcheggio. Stefano (41’) e Giovanni (48’), sono già lì. Tra i loro tempi e quelli di Francesco (52’) e Sergio (poco sopra l’ora), ci sono i miei 51’.
La giornata è magnifica. Però - aeroporto per aeroporto - il prossimo anno a Fiumicino…?
Ciao, Giancarlo
Ps – Baba O’Riley lo comprai qualche decennio fa. Poi forse l’ho perso, o l’ho prestato… E l’ho ricomprato qualche anno fa, in un negozio di dischi a New York…
lunedì 31 marzo 2008
Giancarlo - Vola Ciampino
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domenica 30 marzo 2008
Stefano - Police on my back
Una delle motivazioni più importati per le quali corro è quella legata all'ascolto della musica.
L'ipod, una grande invenzione è, per i malati di elettronica e musica, una condanna.
Ad una certa età, con famiglia, figli più o meno piccoli, lavoro e impegni vari il tempo per ascoltare la musica è quasi inesistente e poi dai sempre fastidio a qualcun'altro. Chi studia, chi dorme, etc. Non ti puoi neanche isolare da tutto il resto e metterti le cuffiette. Quindi per ascoltare la musica devi correre. Due piaceri insieme. Negli anni, digitalizzando la musica che ho sui vecchi LP e CD nonchè scaricando "legalmente" ;-) dalla rete ho collezionato una quantità enorme di brani e discografie complete degli artisti che mi piacciono.
Quindi caricare il mio minuscolo ipod shuffle genera sempre grandi problemi di scelta.
Tre o quattro comunque di questi brani sono sempre presenti, caricati in modo tale che quando schiaccio il pulsante principale dell'ipod in un certo modo arrivano in cuffia.
Quello che considero il vero must, il turbo che serve nei finali dei lunghi allenamenti o delle ripetute spacca cuore è sicuramente Police On My Back suonata dai Clash.
Per il ritmo, la violenza delle chitarre e della batteria nonchè per il testo, mi mette le ali ai piedi.
E' un pò vecchiotta e il video non è un granchè ma ne metto anche altre due versioni una Rap ed una divertente.
Versione Originale : http://it.youtube.com/watch?v=LYnNACRxIMM
Versione Rap : http://it.youtube.com/watch?v=kpIFKKa1u-U&feature=related
Versione Romana : http://it.youtube.com/watch?v=cm0S4k0IRGI
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giovedì 27 marzo 2008
Stefano - Maratona di Roma - Statistiche
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Stefano - Maratona di Roma - La Gara 3
Adesso inizia la vera gara.
In realtà prima di arrivare al 30° km, il vento che soffiava bello forte ci ha beccati allo scoperto, senza più la protezione dei palazzi e prima sull'Olimpica al traverso e poi dalla moschea fino al sottopasso di via di Ripetta ce lo siamo presi di bolina stretta. Nel momento peggiore della gara.
Ma, insomma, dopo quello che ho patito a Boston l'anno scorso (vento forte, pioggia a dirotto e freddo cane) mi sono preoccupato fino ad un certo punto. Le gambe invece hanno cominciato ad essere un po stanchine. Questi sampietrini non aiutano, ti induriscono le gambe quando proprio non ce nè bisogno. Ho cercato di ripassare mentalmente tutte le letture Zen sulla concentrazione e la sopportazione del dolore ma con scarsissima efficacia pratica. Ho paura che ci vogliano anni di pratica per diventare come i fachiri: :-). Sul lungotevere verso Belle Arti ho iniziato ad avere qualche rallentamento e confesso che ogni tanto ho camminato per una decina di secondi. Questo è il momento che si comincia a non notare più niente intorno. Ti chiedi solo quando finirà, ma sai che ancora tocca soffrire. Controllo l'orologio e mi tranquilizzo. Mi sembra di essere in media con tutte le simulazioni di medie a km fatte a casa su excel. Mentre finisce via Zanardelli ed entro a Piazza Navona, al 34° Km , proprio sulla curva, prima sento e poi vedo Francesco e Paolo che urlano come pazzi. Meno male, mi sentivo proprio solo contro i dolori e senza un avversario da battere. Quando sai di avere centinaia se non mi migliaia di persone davanti la competizione è solo con te stesso contro il tempo e a questo punto della maratona non è divertente pensare solo a come arrivare nel tempo che ti sei prefissato. Ma ecco che dopo 20 secondi dall'incontro vedo Paolo vicino a me che corre con una maglietta arancione. Urla e mi tira su il morale. Proprio prima del traguardo del 35° km, quando il "Muro" è lì davanti e la testa ti parte completamente su mille preoccupazioni su come mantenere quel ritmo di corsa fino alla fine, Paolo mi dà una bella energia per oltre un km filo bene. Mi lascia a pochi metri dal riscontro cronometrico dei 35 km, che passo di slancio.
Dopo però mi fermo e cammino esausto fino al rifornimento dove faccio il pieno di acqua, mezza banana e 2 biscotti. Mi è venuta una fameeeeeee. Corro e mangio. Da Piazza Argentina A via del Corso dove mi rispunta Francesco in bicicletta che era riuscito ad entrare nel percorso. Che sollievo. Mi spinge e mi incoraggia ma io sono già bello cotto e ricomincia a camminare. poi correre di nuovo. Mi spinge ma si capisce che non c'è niente in me del super professionista che gli altri immaginano. Arranco con grande fatica. Poi ritorna un po di energia e dopo Piazza del Popolo riprendo con un certo ritmo tanto che riincrocio Francesco a Piazza di Spagna con un po più di sollievo. Il ritmo è calato, mancano solo 4 Km. I più duri in assoluto. Comincio a maledire i libri letti. Corsa Zen sta cippaaaaaaaaaaa. Procedo in mezzo a due ali di folla incredibili che ci incita in tutti i modi.
Incredibile come una corsa a piedi possa coinvolgere un pubblico di non appassionati. Forse perchè i posti in cui siamo sono belli comunque e l'organizzazione, le transenne, la pubblicità, i mega gonfiabili, i traguardi intermedi e questi matti stremati dalla fatica che corrono sono uno spettacolo.
Superata la salita di Via Petroselli, Circo Massimo, Arco di Costantino e finalmente il Colosseo. L'ultima salita per girarci intorno non è una bella cosa ma a quattrocento metri dal traguardo le energie le tiri fuori. Per Forza. Mica ti puoi mettere a camminare davanti alle telecamere e alle macchine fotografiche. Tappeto Blu. Ultimi 100 Metri. Traguardo. 3 ore 10 minuti e 47 secondi.
Good Job.
Pubblicato da Stefano alle 11:10 0 commenti
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lunedì 24 marzo 2008
Stefano - Maratona di Roma - La Gara 2
Siamo ormai sul Lungotevere. Qui ho corso decine di volte, conosco la strada perfettamente. Proprio davanti alla Sinagoga, al 13° Km, mi viene in mette che su questo pezzo di asfalto è iniziato tutto. Mi sembra nell'ottobre del 2005, una mattina mi telefona Francesco - (The Coach) e mi chiede se mi va di andare a fare una corsetta con lui ed Eros - (il Saggio) il sabato mattina successivo. Francesco ed Eros spesso correvano la mattina a Villa Pamphili. Accetto al volo, anzi, cominciamo subito a pensare al percorso e a quanti km fare. L'anno prima, senza allenamento, avevo partecipato per curiosità alla "Run for the Cure". Una gara di 5 km che si corre tutti gli anni con partenza da Caracalla e gira intorno al Colosseo e Circo Massimo. Insomma ripensando alla soddisfazione che provai nel correre, nell'incontrare persone che non vedevo da tempo pensai che forse questa esperienza si poteva ripetere presto e in modo più divertente e organizzato. Allora con Francesco decidiamo di correre sui Lungotevere e misurare, con la Vespa, il percorso dal ponte davanti a S. Pietro fino al ponte di Porta Portese e ritorno, 12 o 13 km. Nel frattempo passo al 15° km in 1:05:15. Arrivo a Piazza Cavour e già entrando mi metto a correre sul lato sinistro della strada. L'appuntamento, programmato nei minimi dettagli sulle posizioni e tempi di passaggio, è con Giovanni, il fotografo che è lì per riprendere un po di amici che partecipano alla maratona. Giovanni non c'è. Arrivo su via Crescenzio e invece vedo, all'angolo con Via Ovidio, Patrizia e Valerio che iniziano a strillare come matti, mi fermo un secondo li saluto e riparto contento. Loro abitano lì e tutti gli anni mi aspettano passare e mi fa veramente tanto piacere.
Passo al traguardo della mezzamaratona, sul Lungotevere della Vittoria in 1:31:52. Tutto ok. Vado veloce. Sono sotto di 4 minuti rispetto allo scorso anno. Ma sò che da qui a poco comincerà la vera gara. Nei pressi di Ponte Milvio incontro Mauro, il proprietario di un negozio di sport sulla Cassia, e cominciamo a fare due chiacchere di incoraggiamento: sei bravo ; no, sei più bravo tu e via di questo passo prendendoci un po in giro. Mentre parliamo vedo che sul marciapiede ad aspettare Mauro e il suo gruppo del circolo Due Ponti c'è Andrea. Andrea è un bravo avvocato che lavora in un importante studio di Roma e che mi ha assistito anni fà in complicate vicende. Ci salutiamo e lui mi comincia a parlare, tanto lui era fresco fresco. Rispondo a monosillabi per la fatica e corriamo un po insieme. Mi sono distratto un'altro pò e per fortuna mi ritrovo già al 30° Km in 2.11.46. (comincio a rallentare di 2 sec a km.)
3 - continua
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venerdì 21 marzo 2008
Stefano - Maratona di Roma - La Gara
Partiti. Finalmente si comincia.
La prima preoccupazione è non cadere.
Non essere spinti dalla marea umana.
Comincio a correre abbastanza forte per liberarmi della massa e dopo il primo km già sto più tranquillo.
Ora devo solo cercare di correre sciolto. I luminari , Trabucchi e Speciani quelli del libro “Mente e Maratona” spiegano che più si è nervosi e più facilmente si bruciano nei muscoli solo zuccheri in circolazione nel sangue (glicogeno)senza attingere agli zuccheri presenti nelle riserve grasse del corpo umano. Questo significa arrivare prima al “muro”. Per esempio arrivarci al 32° km invece che al 35° km. La gestione iniziale quindi è molto importante, soprattutto a livello mentale. Insomma l’allenamento della maratona e tutto nello spostare più avanti possibile il Muro e insegnare all’organismo ad estrarre gli zuccheri , combustibile dei muscoli, non solo dal glicogeno, presente nel sangue in quantità limitata, ma dalle ns. abbondanti riserve grasse che ne contengono una quantità pressochè illimitata per il ns. fabbisogno.
Si chiama Muro perchè fisiologicamente il processo di estrazione degli zuccheri dai grassi è più lento. Quindi il ns. cervello manda dei segnali: senso di fatica, accumulo di acido lattico nei muscoli, che rallentano notevolmente l'azione della corsa.
Hanno dimostrato, invece, che un atteggiamento mentale rilassato associato ad un movimento sciolto e non contratto consente di iniziare a produrre zuccheri dai grassi da subito e creare un combustibile proveniente al 75% dal glicogeno e dal 25% dagli zuccheri sintetizzati dai grassi.
Questo significa che teoricamente il Muro non dovrebbe incontrarsi mai o almeno quando finisce il glicogeno l'organismo è pronto ad estrarre più facilmente, con più continuità zuccheri dai grassi. Questo è quello che ho capito io. Scritto forse male ed in modo impreciso. Se qualcuno leggerà questo Post e vuole apportare le sue esperienze è molto bene accetto.
Dopo il 2 km. Mi supera il gruppo che segue i pacemaker da 3:00 ore. Li lascio passare perché stanno tutti stretti e mi metto a un centinaio di metri dietro a loro senza mollarli.
La prima parte del percorso attraversa il quartiere Ostiense che io conosco poco ma
le cose procedono bene si viaggia sui 4:20 a km di media fino al 6° km.
Prima di Ponte Marconi affianco per un po’ Richard Whitehead. Il ragazzo con le protesi in carbonio. E’ affiancato da due romani con la maglietta dell’organizzazione che corrono insieme a lui per proteggerlo.
E’ pazzesco. Le protesi gli partono da sopra il ginocchio (che non ha) e procede con uno strano passo praticamente allargando una per volta le gambe verso l’esterno.
Sta andando poco sopra i 4:30 a km. Incredibile se si pensa che almeno il più famoso Pistorius ha le protesi che partono da sotto il ginocchio, per cui, pur nella difficoltà di stare in piedi, il movimento delle gambe è più naturale.
Lo sorpasso salutandolo e applaudendolo mentre tutta la folla intorno gli fa un tifo incredibile.
La mancanza del riscaldamento iniziale mi fa sentire solo adesso sciolto e tranquillo comunque il passaggio prima al 5° km (21’49”) e al 10° (43’22”) sono assolutamente in linea con quello che mi ero programmato.
Riesco anche a bere un po’ ad entrambi i ristori.
2 - continua
Pubblicato da Stefano alle 22:54 0 commenti
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Stefano - Baba O'Riley
Questa canzone sta nel 2° lp che ho acquistato in vita mia (1973).
per non essere monotoni e parlare solo di corse, voglio lasciare in questo post due versioni live, una dell'epoca cantata e suonata da tutta la Band "The Who" la seconda in una versione dell'anno scorso cantata da Pete Townshend (leader of The Who)accompagnato da un orchestra.
The Who, sono tra i massimi esponenti dell'antitesi del rock. Sound aggressivo,violenti nella vita come sul palcoscenico,hanno sempre dato poca importanza alla mondanità che contraddistingueva la maggior parte dei gruppi negli anni '70. "My generation" è stata sicuralmente l'alternativa ad "(I can't get no)satisfaction" dei Rolling Stones, nonostante i buoni rapporti tra i due gruppi. "Tommy" e "Quadrophenia" sono il risultato dell'innovazione che questa band aveva portato :le prime "rock opera". Per chi volesse ascoltare uno dei più bei "attachi" del rock, consiglio di ascoltare "Baba O'Riley" contenuta nel bel "Who's next", periodo in cui iniziavano ad usare (e bene ) i "sint".
questa è la prima versione originale: http://it.youtube.com/watch?v=hKUBTX9kKEo
questa è la seconda, che rivista adesso mi commuove e emoziona più di prima:http://it.youtube.com/watch?v=v0J85ydsb_w
fantastica!!!!!!!!!!
Ma ce nè anche una terza............del mitico House:http://it.youtube.com/watch?v=4yX57LvxDko&feature=related
Titolo: Baba O'Riley
here in the fields
I fight for my meals
I get my back into my living
I don't need to fight
To prove I'm right
I don't need to be forgiven
Don't cry
Don't raise your eye
It's only teenage wasteland
Sally ,take my hand
Travel south crossland
Put out the fire
Don't look past my shoulder
The exodus is here
The happy ones are near
Let's get together
Before we get much older
Teenage wasteland
It's only teenage wasteland
Teenage wasteland
Oh, oh Teenage wasteland
They're all wasted!
Pubblicato da Stefano alle 21:39 0 commenti
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